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LA SFILATA 2008

IL RIONE IL PONTE HA VOLUTO RICORDARE L’EVENTO STRAORDINARIO DELLA PRIMA CIRCUMNAVIGAZIONE DEL MONDO COMPIUTA DAL NAVIGATORE FERDINANDO MAGELLANO, PORTOGHESE AL SERVIZIO DEI REALI SPAGNOLI. IL VIAGGIO INIZIO’ IL 20 SETTEMBRE 1519 E TERMINO’,  DOPO QUASI TRE ANNI, L’8 SETTEMBRE 1522 (CARTA DEL VIAGGIO). NELLA PRIMA SCENA IL VICENTINO ANTONIO PIGAFETTA (I CARRO: PIGAFETTA ALLA CORTE DEL RE) NARRA AL RE CARLO V DI SPAGNA I PARTICOLARI DELL’AVVENTUROSO VIAGGIO CHE PER NOI E’:

 “CON MAGELLANO INTORNO AL MONDO”

 CORREVA L’ANNO 1519. IL MIRAGGIO DI RE E IMPERATORI DELL’EPOCA ERA QUELLO DI METTERE LE MANI SUI FAVOLOSI TESORI NARRATI NE “IL MILIONE” DA MARCO POLO: SPEZIE, SETE, ORO, PREZIOSI GIOIELLI RIEMPIVANO LE FANTASIE DEI POTENTI E TUTTI ERANO ALLA RICERCA DELLA VIA PIU’ BREVE PER GIUNGERE ALLE INDIE, AL CATAIO (L’ATTUALE CINA) E ALLE MOLUCCHE, DEPOSITARIE DI TALI RICCHEZZE.

COLOMBO AVEVA COMPIUTO BEN QUATTRO VIAGGI VERSO OCCIDENTE, MA SI ERA FERMATO NELL’ARCIPELAGO DI ISOLE DELL’ATTUALE AMERICA CENTRALE, AVEVA TROVATO TERRE IMMENSE, MA NON LE INDIE ED IL CATAIO.

I NAVIGATORI PORTOGHESI AVEVANO SCELTO LA COMODA VIA DELL’ORIENTE, COSTEGGIANDO L’AFRICA, DOPPIANDO IL CAPO DI BUONA SPERANZA, E, GIUNTI ALLE INDIE, PROCEDETTERO CON LA COLONOZZAZIONE E INIZIARONO PROFICUI COMMERCI.

ANCHE IL PORTOGHESE MAGELLANO, SEGUENDO LA STESSA ROTTA, AVEVA RAGGIUNTO LE INDIE AL SERVIZIO DEI REALI PORTOGHESI, MA, IN LITIGIO CON GLI STESSI, ERA CONVINTO CHE VI FOSSE UNA VIA ANCORA PIU’ BREVE PER LE INDIE, E CHE TALE VIA FOSSE LA ROTTA VERSO OCCIDENTE.

FECE PROPRIA L’IDEA DEI CARTOGRAFI ITALIANI, PRIMO FRA TUTTI IL FIORENTINO PAOLO DAL POZZO TOSCANELLI CHE GIA ERA STATO CARTOGRAFO DI COLOMBO (II CARRO: STUDIO DEL CARTOGRAFO).

CONVINSE IL RE DI SPAGNA CARLO V A CONCEDERGLI 5 NAVI E 241 MARINAI E SALPO’ DA SIVIGLIA, PORTO DI SANLUCAR DE BARRAMEDA, IL 20 SETTEMBRE 1519 CON ROTTA VERSO SUD-OVEST, VERSO L’ATTUALE AMERICA DEL SUD, ALLA RICERCA DI UN PASSAGGIO CHE LO PORTASSE VELOCEMENTE ALLE INDIE E ALLA CINA (III CARRO: LA NAVE).

CIO’ GLI AVREBBE CONSENTITO DI EVITARE DI ENTRARE IN CONFLITTO CON I GALEONI PORTOGHESI, I QUALI RITENEVANO LE INDIE ZONA DI LORO COMPETENZA ESCLUSIVA A SEGUITO DI UN TRATTATO SOTTOSCRITTO CON GLI SPAGNOLI.

RAGGIUNSE LA COSTA BRASILIANA E PROSEGUI’ VERSO SUD; VERSO IL RIO DELLA PLATA E LA PATAGONIA, DOVE PASSO’ L’INVERNO. PERSE LA PRIMA NAVE, LA SANTIAGO; SI AMMUTINO’ L’EQUIPAGGIO DELLA SAN ANTONIO CHE FECE ROTTA DI RITORNO IN SPAGNA. FINALMENTE TROVO’ IL PASSAGGIO CHE UNISCE I DUE OCEANI CHIAMATO DA ALLORA STRETTO DI MAGELLANO, ED IL 28 NOVEMBRE 1520 ENTRO’ NEL GRANDE OCEANO CON LE TRE NAVI SUPERSTITI.

RISALI’ LENTAMENTE FINO ALL’EQUATORE TRA SETTIMANE E SETTIMANE DI BONACCE E ASSENZA QUASI TOTALE DI VENTI: TANTO CHE DEFINI’ IL GRANDE OCEANO “PACIFICO”.

NEL MARZO DEL 1521 RAGGIUNSE L’ISOLA DI GUAM NELL’ARCIPELAGO DELLE MARIANNE: L’OCEANO PACIFICO E’ STATO ATTRAVERSATO PER LA PRIMA VOLTA. FECE ROTTA VERSO LE FILIPPINE CHE CONQUISTO’ IN NOME DEL RE DI SPAGNA.

QUI, IN UNO SCONTRO CON UNA TRIBU’ INDIGENA, NELLA PICCOLA ISOLA DI MACTAN FU UCCISO IL 27 APRILE 1521 (IV SCENA).

LE NAVI SUPERSTITI AL COMANDO DI JUAN SEBASTIAN ELCANO E CON L’AIUTO DI ANTONIO PIGAFETTA FECERO ROTTA VERSO LE MOLUCCHE, MA LA CONCEPTION FU INCENDIATA ED AFFONDATA PER MANCANZA DI EQUIPAGGIO E PERCHE’ ERA LA NAVE PIU’ MALANDATA. LA TRINIDAD TENTO’ DI TORNARE INDIETRO VERSO LA SPAGNA MA SBAGLIO’ ROTTA E FU AFFONDATA DAI PORTOGHESI.

LA VICTORIA, UNICA NAVE SUPERSTITE, GIUNSE ALLE MOLUCCHE E INSEGUITA DAI PORTOGHESI FECE ROTTA VERSO CASA.

FINALMENTE, DOPPIATO IL CAPO DI BUONA SPERANZA GIUNSE A SIVIGLIA L’8 SETTEMBRE 1522 DOPO QUASI TRE ANNI E DOPO AVER PERCORSO 14460 KM DI NAVIGAZIONE,

A BORDO, SOLO DICIOTTO MAGRISSIMI SUPERSTITI, CHE SI RECARONO IN PELLEGRINAGGIO AL SANTUARIO DI SANTA MARIA DELLA VITTORIA A SCIOGLIERE IL LORO VOTO DI SALVEZZA (V SCENA).

 ·       LA PRIMA CIRCUMNAVIGAZIONE DEL MONDO ERA COMPIUTA;       LA SFERICITA’ DELLA TERRA DEFINITIVAMENE PROVATA;·       ERA STATA RAGGIUNTA LA CERTEZZA CHE TRA EUROPA ED ASIA VI ERA UN NUOVO MONDO;·       ERA STATO SCOPERTO UN NUOVO PASSAGGIO TRA I DUE OCEANI: LO STRETTO DI MAGELLANO;·       ERANO STATI OSSERVATI FENOMENI CELESTI MAI VISTI PRIMA, COME LE DUE GALASSIE DENOMINATE DA ALLORA GRANDE E PICOLA NUBE DI MAGELLANO. 

ANTONIO PIGAFETTA NARRO’ QUESTE STAORDINARIE AVVENTURE CHE LO VIDERO TESTIMONE, MA ALTRI TRE GRANDI ITALIANI AVEVANO RESO POSSIBILE LA REALIZZAZIONE DI QUESTA IMPORTANTE IMPRESA:

 ·       PAOLO DAL POZZO TOSCANELLI, CARTOGRAFO FIORENTINO CHE INDICO’ SULLA CARTA LE ROTTE DEL MARE E DEL CIELO;·       CRISTOFORO COLOMBO, GENOVESE, CHE PER PRIMO SQUARCIO’ IL MISTERO DELL’OCEANO E SEGNO’ LA VIA DI PONENTE;·       AMERIGO VESPUCCI, FIORENTINO, CHE ADDITO’ LA VIA DEL MEZZOGIORNO PER AGGIRARE IL NUOVO CONTINENTE, IL QUALE, IN SUO ONORE, FU BATTEZZATO AMERICA.

 

LA SFILATA 2007

"Le avventure di Asterix e Obelix, tra storia e fumetto"

Nell’affrontare il tema storico della sfilata 2007, il Rione il Ponte ha deciso di creare un percorso che accanto ai fatti storici narrati dai libri, proponesse anche una chiave di lettura più fantasiosa e ironica. Sul finire del I sec. a.C. Giulio Cesare, a capo del potente esercito di Roma, si trovava in Gallia, l’attuale Francia, per portare avanti le sue campagne di conquista contro i popoli barbari. Il popolo dei Galli, contro il quale Cesare ed il suo esercito si scontrarono in quei territori, era ancora un popolo dalle tradizioni primitive, che niente aveva a che fare con la cultura e lo splendore del popolo romano. Essi abitavano ancora in villaggi di capanne, vivendo di caccia e agricoltura, vestendo abiti semplici e governando un società di tipo tribale. Non esistevano palazzi di mattoni e di marmo nei loro piccoli villaggi ed i commerci avvenivano sempre secondo il metodo del baratto; la loro religione, di tipo politeistico come quella dei romani, cioè con molte divinità, aveva radici molto antiche e venerava gli elementi naturali, come i fenomeni atmosferici, gli astri ed il susseguirsi delle stagioni. I loro sacerdoti erano chiamati Druidi ed a loro erano affidate le cerimonie per offrire doni agli dei, per avere predizioni sul futuro o per richiedere raccolti più ricchi. L’invasione da parte dei romani avvenne in maniera graduale e talvolta cruenta. I villaggi che si arrendevano al più potente esercito del mondo venivano risparmiati dal saccheggio e dalla distruzione, i cittadini venivano integrati al popolo romano, la religione rispettata, così come anche le tradizioni. A loro i romani portavano civiltà e nuove conoscenze, insegnavano l’architettura e l’ingegneria. I villaggi che però opponevano resistenza, nulla potevano contro le armi e le catapulte di Roma. Venivano rasi al suolo, gli abitanti fatti schiavi e le ricchezze depredate. Tutto questo ci viene raccontato negli otto volumi del “De Bello Gallico”, l’opera che Cesare scrisse durante la campagna in Gallia. E’ in questo contesto che si inserisce la storia dei due Galli Asterix e Obelix.

 

Asterix, piccolo di statura, ma furbo e intelligente ed Obelix, il suo inseparabile compagno, grande come una montagna, sono frutto della fantasia di due autori Francesi, Goscinny e Uderzo, che nel 1961, pubblicarono il primo volume delle loro storie, intitolato “Asterix il Gallo”. Vi venivano raccontate le loro avventure nel periodo della conquista romana e le loro lotte per difendere il villaggio; accanto a loro vennero creati anche numerosi personaggi indimenticabili, come il druido Panoramix o il piccolo cane Idefix. Ed è proprio il druido uno degli elementi essenziali nella lotta contro i romani. Lui infatti inventa la pozione che dona forza inumana a chi la beve ed i galli, grazie ad essa riescono sempre a sconfiggere gli odiati invasori. Obelix, caduto da piccolo nel calderone della pozione, conserva sempre la forza, senza doverne bere più. E’ proprio nell’accampamento romano che la storia ha inizio: difeso da palizzate e con semplici tende all’interno, l’accampamento romano è un piccolo villaggio, in cui trovano riparo non solo i soldati, ma anche le loro famiglie, che spesso li seguivano nelle campagne militari. Cesare passava tra le tende per controllare e discutere con i soldati e anche Cleopatra, sua sposa, aveva la sua tenda, in cui manteneva i lussi del suo palazzo di marmo. Dall’altra parte della valle, invece, troviamo il piccolo villaggio di Asterix. Non ci sono palizzate a difesa ed i suoi abitanti sembrano ben lontani dal pensare con preoccupazione agli invasori. Per i Galli una delle cose più importanti della vita è divertirsi, magari mangiando dell’ottima cacciagione e bevendo birra. Il re che siede a capotavola ascolta distratto un po’ di musica suonata dal cantore del paese e poco lontano dal banchetto il druido mescola la pozione della forza. I romani però non sembrano del solito avviso. Sempre pronti alla battaglia e a conquistare nuovi territori, si avvicinano furtivi al villaggio di Asterix e Obelix…La pozione della forza è pronta, così come le affilate spade romane. La battaglia ha inizio. Chi vincerà questa volta?

LA SFILATA 2006

"NERONE, UN IMPERATORE AMATO DAL POPOLO"

Per il palio 2006, il Rione il Ponte ha voluto fare un salto molto lontano nel tempo, per raccontare la storia di un imperatore di quasi duemila anni fa: Nerone. Fra tutti gli imperatori romani, Nerone è senz’altro fra i più conosciuti. La storia e le leggende popolari lo ricordano spesso per la sua eccentricità, per non parlare della sua presunta follia, molto più che per le sue riforme o per le conquiste fatte dagli eserciti sotto il suo impero. Il Rione il Ponte ha voluto ricordare la sua storia attraverso alcune delle tappe più significative della sua vita. Lo scenario si apre su uno scorcio di Roma in un giorno qualunque intorno al 60 d. C.  Al Foro Boario, uno dei più antichi ed importanti della città, si svolge come sempre il mercato. Affollatissimo di persone, spesso provenienti anche dalle lontane province dell’impero, il mercato dei romani non era poi molto diverso dai nostri. I mercanti esponevano sulle bancarelle per strada le loro merci e vi si potevano trovare stoffe e spezie dalle province orientali, grano dal nord Africa, vino ed olio dalla Grecia o dalla Spagna. Vi si trovavano animali, generi alimentari, utensili e persino schiavi. Le donne giravano tra i banchi alla ricerca del prezzo più conveniente ed i mercanti urlavano per attirare clienti, dicendo che i loro prodotti erano i migliori. A volte, nella strada affollata, era possibile anche vedere passare una ricca signora sulla sua lettiga, trasportata dai servi e celata dietro tende, per non essere importunata. Poco lontano dal mercato, davanti ad uno dei tanti templi di Roma, era possibile trovare un sacerdote intento ad un sacrificio di offerta agli dei, oppure una processione per celebrare la vittoria  di alcuni gladiatori nei giochi dell’arena. I gladiatori all’epoca erano famosi e spesso acclamati come eroi, un po’ come i nostri calciatori. Anche se ancora il Colosseo non esisteva, erano molti gli anfiteatri in cui si poteva assistere ai loro combattimenti. Nel frattempo, in  una lussuosa stanza del suo palazzo, l’imperatore offriva, insieme alla moglie Poppea, un banchetto ad alcuni ospiti di riguardo. Il filosofo e tutore di Nerone Seneca, ma anche membri del senato o ricchi patrizi con le loro consorti, mollemente adagiati sui loro triclini, approfittavano dell’ospitalità dell’imperatore, bevendo vino e godendosi lo spettacolo di alcuni attori che recitavano una tragedia esclusivamente per loro.

Arriviamo al luglio del 64 d. C. Un incendio di proporzioni mai viste brucia per giorni interi, distruggendo gran parte di Roma. La leggenda vuole che sia stato Nerone in persona a farlo appiccare e che dal suo palazzo, egli guardasse lo spettacolo notturno del fuoco che divorava le case ed i palazzi, suonando la lira e cantando versi.

Anche se gli studiosi di oggi tendono a scagionare l’imperatore, che non si trovava nemmeno nella capitale, la sua immagine mentre suona la lira davanti all’incendio è divenuta così popolare che era impossibile non includerla nel racconto della sua vita.  Se non fu Nerone ad appiccare il fuoco, però, di certo egli ne trasse un grande vantaggio, progettando una nuova immensa villa da costruire negli spazi ormai liberati dal fuoco. Infatti, poco dopo l’incendio, troviamo l’imperatore in riunione con i suoi architetti, che gli mostrano i progetti ed un modello in scala della nuova immensa villa che avrebbero costruito: la Domus Aurea. La nuova colossale costruzione, occupava un intero colle: aveva edifici e padiglioni immensi, sale affrescate, teatri, terme, giardini ricchi di fontane e persino un lago artificiale, in cui si combattevano finte battaglie navali. Sarà proprio nella depressione di quel lago che circa venti anni dopo la morte di Nerone, un altro imperatore, Vespasiano, avrebbe iniziato ad edificare uno dei simboli immortali di Roma, l’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come il Colosseo. Ma ormai la vita di Nerone si stava avviando alla conclusione ed egli non avrebbe mai portato a termine la sua immensa villa. Il senato, stanco della sua superficialità, della sua continua ricerca del lusso e del fatto che dedicasse molto più tempo alla poesia e al teatro, che non agli affari di stato, approfittò della ribellione di un governatore della provincia spagnola e consegnò a lui il titolo di imperatore. Nerone venne condannato a morte e fuggì con pochi servi fedeli. Si nascose nella villa di un amico fiori Roma e quando sentì le guardie arrivare ad arrestarlo, si tolse la vita, aiutato dal suo segretario.  Al contrario di come accadeva spesso in questi casi, il suo corpo fu rispettato ed ebbe un funerale. Si racconta che molta gente, soprattutto del popolo, partecipò alle funzioni e che per molto tempo la sua tomba rimase coperta di fiori. Che Nerone fosse, tutto sommato, migliore di come la storia lo ha descritto? 

 

LA SFILATA 2005

"IL CARNEVALE RINASCIMENTALE A FIRENZE"

“Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto: sia: di doman non c’è certezza”

Così scriveva Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze, intorno al 1490. Un ritornello divenuto famosissimo, emblema stesso della poesia rinascimentale. Il titolo del canto, perché questo è il nome corretto del componimento, è “Canzona di Bacco” e fa parte dei cosiddetti “Canti Carnascialeschi”, opere composte in occasione delle feste che venivano appunto celebrate nei giorni del carnevale. Il Carnevale della Firenze rinascimentale, che il Rione il Ponte ha rappresentato nella sua sfilata, era molto più simile ai nostri carnevali moderni di quanto si possa immaginare. Esso prevedeva cortei mascherati, balli e spettacoli per le strade, a cui il popolo partecipava mascherandosi a sua volta. Ma qual’era il significato della festa del Carnevale? Di origini antichissime, sicuramente pagane, il Carnevale nacque probabilmente per festeggiare il risveglio della primavera, il ritorno della bella stagione e la fine del rigore invernale. La tradizione venne sviluppata e ampliata nel medioevo, fino a trasformare il Carnevale in una festa diffusa soprattutto ai livelli più bassi della società, sinonimo di giostre e fiere paesane, di balli in maschera e di spettacoli di strada. Da festa popolare e non inserita in schemi precisi, il Carnevale si trasformò nel Rinascimento in una festa laica, che i regnanti del posto offrivano al popolo ottenendone in cambio il prestigio dell’immagine. In particolare nella Firenze medicea, dove tra feste religiose e laiche, il calendario prevedeva più di cento avvenimenti diversi, i Medici fecero del Carnevale un momento in cui la loro ricchezza veniva manifestata al popolo attraverso scenografie di lusso, spesso dipinte da pittori famosi, giostre, tornei, ma soprattutto da cortei mascherati, in cui venivano riproposti soggetti mitologici e temi tratti dalla letteratura classica. Il Rione il Ponte ha voluto proprio riproporre uno di questi Carnevali che passavano per le strade della Firenze rinascimentale. Dobbiamo immaginarci innanzitutto il popolo. Lui, era il vero protagonista della festa. Il popolo dei mendicanti, degli artigiani, delle donne, e dei bambini, ma anche il popolo della borghesia o dei frati che chiedevano elemosine. Non avendo le possibilità di costruirsi abiti di lusso, il popolo si accontentava di fare festa con maschere di pergamena o di cuoio, di stracci colorati, di tamburelli per fare rumore. Vi si mischiavano i giocolieri, e i mangiatori di fuoco, che già all’epoca stupivano gli spettatori con le loro fiamme. Per un giorno non esistevano differenze di classe ed il popolo poteva vestirsi con i suoi abiti migliori e fingere di essere ricco, le donne potevano godere di una libertà che normalmente non avevano e persino i più ricchi, talvolta, si vestivano di stracci, per provare quello che significava vivere per le strade di Firenze, tra la gente comune. I cittadini scendevano in strada dal mattino fino al tramonto ed oltre, illuminando i suoi balli con le fiaccole o i lumi. Contemporaneamente, nelle strade principali, quelle più ufficiali, i Medici organizzavano cortei in maschera, come per esempio quello di Bacco e Arianna che Lorenzo il Magnifico descrisse uno dei suoi Canti Carnascialeschi più belli, la “Canzona di Bacco”, appunto. Il dio greco del vino e la figlia di re Minosse, venivano rappresentati come due splendidi giovani, adagiati su un letto di erbe profumate, dediti a bere il vino che le Ninfe, o Baccanti, bellissime creature semi-divine, porgevano loro. Un inno alla bellezza e alla giovinezza, che tuttavia, come scrisse Lorenzo, fuggono in fretta e bisogna esserne lieti prima che il domani se le porti via. Dietro Bacco e Arianna vediamo arrivare il Magnifico con la moglie, vestito di splendidi velluti e circondato dalle sue guardie: alle loro spalle la  corte, formata dalle famiglie più ricche e potenti di Firenze, I Tornabuoni, gli Strozzi, i Panciatichi, i Ginori, e così via. Un insieme multicolore di fasto e ricchezza, attraverso il quale i servi ed i paggi passano veloci, portando cibi raffinati e vini preziosi.

 

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